Com’è nata la sua passione per l’architettura/design d’interni?
L'architettura, per me, è una passione che affonda le sue radici nella mia storia personale. Sono cresciuto in una famiglia che opera da generazioni nel mondo dell'edilizia e, fin da bambino, ho avuto l'opportunità di osservare da vicino come un'idea possa trasformarsi in uno spazio costruito. Questo contatto diretto con il cantiere e con il processo costruttivo ha alimentato la mia curiosità e, con il tempo, si è trasformato nella scelta di intraprendere la professione di architetto.
Qual è il focus più importante quando inizia un nuovo progetto?
Il focus più importante, per me, è comprendere chi ho di fronte. Ogni progetto è un percorso condiviso tra progettista e cliente, fondato sull'ascolto e sulla fiducia reciproca. Le esigenze di chi vivrà gli spazi vengono sempre prima della forma: è da lì che nasce l'architettura. Successivamente entrano in gioco il luogo, la sua storia, la luce, le preesistenze e il contesto. Il progetto non è mai un gesto imposto, ma una risposta che si modella su questi elementi, cercando un equilibrio tra identità, funzione ed emozione.
Secondo lei, che ruolo può avere la porta all'interno di un progetto?
Per me ogni porta rappresenta una soglia, un momento di transizione che scandisce l'esperienza dell'architettura. In un progetto ben concepito, la porta non è un elemento aggiunto, ma parte integrante del linguaggio architettonico: contribuisce alla percezione dello spazio, alla qualità della luce, alla continuità o alla separazione degli ambienti.
Cosa vi ha spinto a scegliere i prodotti Ermetika?
Ho scelto Ermetika perché nei miei progetti cerco partner che condividano la stessa attenzione per la qualità, il dettaglio e la semplicità del linguaggio architettonico. Apprezzo l'ottimo equilibrio tra qualità e prezzo, ma soprattutto l'affidabilità del supporto tecnico, sempre competente e disponibile: un aspetto fondamentale quando si segue un progetto in tutte le sue fasi, dal concept al cantiere.